TRENTINO: dopo la schiacciante vittoria della Lega, aperto il toto-giunta. Nei prossimi giorni Maurizio Fugatti sarà a Roma per dimettersi da Sottosegretario alla Salute ** ** TRENTO: il sindaco Andreatta analizza il successo della Lega: "sconfitta politica e culturale, ora ricucire con il PATT" ** ** TRENTINO: Passamani dell'Upt: "occorre chiudere con i leader del passato e ripartire dai civici" ** ** TRENTO: Filcam, Fisascat e Uiltucs hanno indetto per domani uno sciopero dei lavoratori Sait contro la disdetta del contratto integrativo. Presidio alle 8.30 davanti alla sede del consorzio ** ** MEZZOLOMBARDO: iniziato il trasloco di ambulatori e servizi al nuovo centro sanitario San Giovanni ** ** TRENTO: spaccata notturna al panificio in via Piave, spariti pochi euro ** ** MOLVENO: secondo Skyscanner il paese delle Giudicarie è il più bello della regione ** ** SPETTACOLI: il 30 ottobre si alza il sipario sulla stagione di prosa del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento ** **

Notizie

ASTROFOTOGRAFIA A LUSERNA

La montagna offre scenari notturni impareggiabili e il crescente inquinamento luminoso nei grandi centri abitati limita drasticamente l’opportunità di fotografare oggetti astronomici diventati ormai invisibili ai nostri telescopi. Durante i mesi estivi all’interno della Pinacoteca R. M. Pedrazza viene allestita una mostra astrofotografica, che raccoglie alcuni degli scatti più rappresentativi di Marco Lunardo, tutti ripresi esclusivamente sotto l’incontaminato cielo notturno di Luserna. L’esposizione riguarda in prevalenza soggetti astronomici, quali galassie e nebulose, ma regalea anche qualche omaggio alle suggestive visioni notturne della comunità cimbra.

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LA STORIA DI TONLE BINTARN

Un famoso e premiato libro dello scrittore Mario Rigoni Stern racconta la storia di Tönle Bintarn, il cognome in cimbro significa "colui che torna d'inverno". Il romanzo è ambientato tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima guerra mondiale. Tönle Bintarn è un contadino che vive nell'Altopiano di Asiago, un territorio di lingua cimbra situato su quello che all'epoca era il confine italo-austroungarico. Per necessità diventa contrabbandiere. Ogni inverno, per far mangiare la sua famiglia, fa tre o quattro viaggi al mese oltre confine con tutto il carico. Scoperto un giorno dalla guardia di finanza mentre tornava da una spedizione ferisce una delle guardie e fugge. Si trova costretto a vivere per alcuni giorni alla macchia, prima di trovare lavoro come venditore di stampe in tutta Europa. Nel frattempo, viene condannato in contumacia a quattro anni. Pur viaggiando in lungo e in largo, ama trascorrere gli inverni al paese con la moglie e la famiglia. Solo dopo alcuni anni riesce ad avvalersi di un indulto e a riprendere la sua vita di contadino e pastore. Quando scoppia la grande guerra è ormai ottantenne. Sebbene per un po' la vita al paese continui normale, il fronte di battaglia si avvicina. Nel maggio del 1916 il paese viene evacuato e gli abitanti vengono trasferiti in pianura. Solo Tönle rimane per prendersi cura del suo gregge di pecore. Quando gli austriaci prendono possesso del villaggio, viene scoperto e arrestato perché ritenuto una spia. Dopo una serie di interrogatori, viene portato nel campo di internamento di Katzenau. Dopo non molto tempo, riesce a fuggire e, in un paio di settimane, percorre un centinaio di chilometri. Viene fermato da un soldato austriaco a causa del suo aspetto trasandato, e rispedito al lager. Solo nel dicembre del 1917 il suo nome viene messo nella lista di prigionieri da rimpatriare in cambio di prigionieri austriaci. Giunto alla stazione centrale di Milano, ignaro che una sua figlia lo stesse aspettando, sale su un convoglio militare in direzione di Vicenza. Sceso a Cittadella, continua il resto del viaggio a piedi, evitando i grandi centri abitati. Durante il tragitto incontra il capitano Emilio Lussu che gli consiglia di tornare in pianura, in quanto il paese è tornato di nuovo in mano austriaca. Testardamente, continua verso la sua meta, ma è costretto a incrociare le trincee italiane: da un osservatorio i militari gli fanno vedere il paese, ormai completamente distrutto. Prendendo ancora per i boschi, continua il suo cammino. Ormai stanco e senza destinazione, si riposa a fumare ai piedi di un albero, dove viene ritrovato morto da un soldato di passaggio.

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IL FENOMENO DELL'EMIGRAZIONE A LUSERNA

Luserna con la sua lingua cimbra di stampo germanofono rappresenta una testimonianza storica e culturale eccezionale. Come comunità organizzata risale al XVIII secolo, sorto su precedenti immigrazioni lavaronesi. Nel corso della sua storia ha conosciuto i difficili momenti dell'emigrazione, delle opzioni e della Grande Guerra combattuta sulla porta di casa. Sull'importante fenomeno migratorio che ha riguardato la popolazione di Luserna non esiste un'analisi dettagliata, la mancanza di fonti e documentazioni rende impossibile attestarne l’entità e le peculiarità. Il paese di Luserna dalla seconda metà del XIX secolo ha vissuto una forte emigrazione stagionale estiva, mentre l’ emigrazione permanente può invece essere considerata un fenomeno di minore entità. La forza- lavoro maschile del paese per necessità doveva spostarsi stagionalmente per poter esercitare l’attività di muratore e scalpellino. I luoghi verso cui erano diretti erano in particolare il Tirolo, l’Austria, la Baviera e la Sassonia, ma anche la Francia e la Svizzera soprattutto per il decennio 1929-1939. Lo sviluppo delle infrastrutture (ferrovie e strade) influenzò l’emigrazione sia per quanto riguarda la scelta della meta sia a causa della relativa richiesta di manodopera che la realizzazione stessa di queste infrastrutture andava a creare e che spingeva quindi a trasferirsi in quei luoghi. Il reclutamento del personale avveniva in due modi: o attraverso un ente apposito, che diffondeva tutte le informazioni fornite dal datore di lavoro alla ricerca di manodopera, sia tramite un fenomeno chiamato “concatenazione” e cioè per mezzo di una sorta di “passaparola” tra persone già emigrate e potenziali emigranti. In questo modo si portava nuova forza lavoro in un luogo già meta di precedenti emigrazioni, favorendo così anche l’integrazione e la socializzazione nel nuovo ambiente.

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FORTE CAMPO

Grazie al comune di Luserna e all' Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento, è iniziato un progetto di valorizzazione e recupero dell'ex fortezza austroungarica. Dal 1990 importanti interventi di restauro hanno portato alla rimozione di detriti dagli avamposti Viaz e Oberwiesen, che ora sono visitabili anche in alcuni locali interni, ripuliti anche i fossati del caposaldo, con il consolidamento di alcune strutture portanti e di alcuni solai, il ripristino del monumento ai caduti costruito nel 1916, alcuni tratti di trincee e la riapertura dei 210 metri di galleria tra gli avamposti. Ora Forte Luserna, dopo molti anni, con la sua mole mostra nuovamente la grandezza che l'ingegneria militare asburgica gli diede. Da Luserna partendo da Piazza C. Battisti/Pill (angolo Casa Museo "Haus von Prükk") è possibile raggiungere la zona fortificata salendo per il sentiero n°49. È il percorso più breve sebbene in salita (difficoltà media). Altri percorsi da diversi punti di partenza sull'altipiano portano al forte della prima guerra mondiale.

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CIMITERO DI COSTALTA

Sulla strada che collega il paese di Luserna con il Passo Vezzena (antico confine tra il Regno d'Italia e l' Impero Austrungarico) a 1500 metri di quota si trova il cimitero di Costalta. Il campo santo che sorge in un luogo ameno ha una storia piuttosto particolare: sorto alla fine del maggio 1915, fu smantellato nel 1921 con la riesumazione dei resti dei caduti sepolti e il loro trasporto nel grande ossario di Asiago. L’area di Costalta, individuata come zona adatta per seppellire i defunti, era molto vicina agli alloggiamenti dei militari austriaci e alle infermerie. Il primo militare ad essere seppellito a Costalta fu un Landesschutze di cui non si conosce il nome; il secondo fu un soldato italiano, Salvatore Randazzo di Palermo, classe 1895, il cui corpo fu rinvenuto il 30 maggio nelle vicinanze del Forte Lusern. Nel secondo dopoguerra si pensò, da parte austriaca, alla ricostruzione del cimitero: a prendere l’iniziativa fu in particolare Conrad Rauch, reduce della guerra combattuta tra Luserna e Cima Vezzena. Dopo varie visite sul campo e grazie anche alla fattiva collaborazione del Comune di Luserna si arrivò al 16 settembre 1962, giorno in cui, nel corso di una solenne e partecipata adunata di ex combattenti e privati cittadini, fu eretta una croce in legno di larice, alta 3,70 metri. Sulla croce venivano scolpite le date di fondazione e dismissione del cimitero, 1915 e 1921. La cerimonia del 1962 non aveva solo un valore simbolico: secondo varie testimonianze la riesumazione del 1921 aveva interessato solo i crani dei caduti e secondo altre “nemmeno tutti”, tanto che si poteva dire con tranquillità che il cimitero militare esisteva ancora. Quindi, per iniziativa del Gruppo alpini di Luserna, della parrocchia, dell’amministrazione comunale e con il contributo di tanti volontari, il vecchio cimitero militare di Costalta venne ripristinato con la posa di 184 croci senza nome, a ricordo di tutti i caduti, e solennemente inaugurato il 10 agosto 1986.

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PINACOTECA RHEO MARTIN PEDRAZZA

Per amore verso il suo paese natale Luserna, l'artista cimbro Rheo Martini Pedrazza ha donato al Centro Documentazione del paese 35 quadri e disegni e i locali di sua proprietà nella casa paterna, ora risanati e trasformati in Pinacoteca grazie al contributo della Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol, della Provincia Autonoma di Trento e del Comune di Luserna. Rheo Martin Pedrazza nasce l'11 novembre 1924 a Luserna. In questo piccolo centro di neppure mille anime, Martin frequenta le scuole elementari. Si sposta poi a Trento per diplomarsi alle scuole industriali. La sua passione per il disegno e la pittura convincono nel 1937 i genitori a mandare Martin a compiere l'apprendistato presso lo scultore compaesano Rudolf Nicolussi, stabilitosi già da anni a Bolzano dove aveva aperto una bottega. Nel 1942 gli abitanti di Luserna devono optare se rimanere in Italia oppure trasferirsi nell'ambito del territorio tedesco. La famiglia Pedrazza sceglie di partire. Il viaggio tocca Hallein, Linz, per poi concludersi definitivamente a Stams in Tirolo. Nel 1943 Martin viene arruolato nella Wehrmacht, poco dopo fu catturato e portato in un campo di prigionia francese. Al termine della guerra frequenta negli anni 1946-47 la Staatsgewerbeschule a Innsbruck e dal 1948 l'Accademia di Belle Arti di Vienna. Finiti gli studi si dedica alla libera professione di artista, frequentando l'ambiente viennese e dal 1964 insegna disegno presso una scuola superiore. Molte le mostre personali e collettive in Europa. Sue opere sono conservate presso la Galleria Belvedere a Vienna, il Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, la collezione della Tiroler Landesregierung, la collezione Raiffeisen RLB Landesbank, il Centro di Documentazione di Luserna, il Comune di Stams e in molte collezioni private. Nel 1982 abbandona definitivamente la pittura per dedicarsi alla scrittura e alle letture filosofiche. Nel 1988 pubblica un libro di filosofia morale in forma di aforismi e, nel 1990, esce il libro, UnzeitmaBig-ZeitgemaBes, che solleva aspre critiche per le sue posizioni morali fortemente intransigenti e strettamente legate ad una visione naturalistica della vita. Dai primi anni Novanta si ritira a Stams dove crea il Pedrazzeum: trasforma la propria casa in un organismo-bozzolo: le pareti sono tappezzate completamente dalle sue opere pittoriche. Nel giardino costruisce caleidoscopiche colonne e murature decorate con bottiglie di vetro e con i più svariati materiali di recupero come fossero il logico prolungamento del proprio Essere. Tutto questo senza mai dimenticare, ancor oggi, il paese da dove proviene e le sue origini montanare.

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TANNBOLT, LA FORESTA DEGLI ABETI ROSSI

I colori della natura sull'Alpe Cimbra sono uno spettacolo in ogni stagione. Andare alla scoperta dei segreti del bosco e dei suoi profumi è un'esperienza che ricarica corpo e mente. In questo angolo di paradiso ci sono numerosi sentieri che permettono di scoprire scorci e panorami davvero suggestivi, luoghi che raccontano di leggende e storie fantastiche. Tra i tanti sentieri tematici dell'Alpe Cimbra, quello che porta nella Tannbolt - l'oscura foresta di abeti rossi nei dintorni di Luserna - è sicuramente meritevole di una visita. L' itinerario porta alla scoperta dei giganti del bosco, famiglia di abeti centenari, tra cui anche l'Avéz del Prinzep danneggiato lo scorso autunno da una tempesta di vento. Sentieri ombrosi che sembrano lo scenario perfetto per incontri con gnomi e abitanti del bosco, personaggi del fantastico mondo dei cimbri come Tüsele Marüsele, la Frao Pertega, il drago Basilisco o il Sambinelo.

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BOLKHENT, BENVENUTO AVVENTO

Bolkhent, in cimbro "benvenuti", è il rito con cui si da il via alla stagione invernale a Folgaria e su tutto l'altipiano cimbro. Sabato otto dicembre Festa dell'Immacolata. Una sfilata attraversa tutto il paese ed arriva in Piazza S. Lorenzo a Folgaria dove c'è il momento clou: l'accensione dell'albero di Natale. Ad accompagnarci la manifestazione la Banda Musicale Folkloristica di Folgaria. Al termine della sfilata brulè e pozione di Bertold per tutti! Partenza dalla piazzetta di villa alle ore 17:30.

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UN PRETE CIMBRO E UN SOLDATO TEDESCO: ANGELI INCORONATI

Lapidi e monumenti commemorativi in Trentino a Pilcante d'Ala e in Veneto nel comune di Selva di Progno per ricordare il sacrificio del prete cimbro don Domenico Mercante e del soldato tedesco Leonhard Dallasega, che si rifiutò di fucilarlo e con lui finì trucidato I due si incontrarono il 27 aprile del 1945. Don Mercante, parroco di Giazza, era andato incontro al battaglione di paracadutisti in ritirata per chiedere di non infierire sulla popolazione innocente a causa di un maldestro tentativo di fermare il gruppo da parte di alcuni partigiani, fu preso ostaggio dai tedeschi con la promessa di essere liberato una volta usciti dal territorio veronese. Il sacerdote compì invece, in quella traversata fino ad Ala, il suo calvario e venne ucciso con Dallasega, che dichiarandosi cattolico e padre di quattro figli si era rifiutato di sparare al sacerdote. I due martiri sono ricordati con un monumento a Passo Pertica e con una lapide a Pilcante d'Ala. In loro memoria vengono organizzati pellegrinaggi in Trentino e nei comuni cimbri della Lessinia da cui proveniva don Mercante.

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USANZE CIMBRE PER IL NATALE

Tra le diverse usanze cimbre legate al Natale la più misteriosa è senza dubbio quella da tempo dimenticata, ma riferita da Bruno Schweizer (1958), delle donne di Roana sui Sette Comuni, di vestire il wörposs/wölpoz per andare alla Messa di Mezzanotte. Si trattava di una grande pezza di panno grigio tessuta ritualmente la vigilia di Natale in stalla dopo le nove di sera, a conclusione della filatura, alla quale veniva aggiunta internamente della lana di pecora, e che scendeva fino a coprire il ventre. Così avvolte le donne andavano alla Messa di Natale e poi rincasavano. Non è riportato altro uso. Durante la cucitura del wörposs/wölpoz gli uomini preparavano le scatole per il tabacco da fiuto con la corteccia di betulla. Nel calendario lunare cimbro, scandito dai 13 mesi lunari, il primo mese, che iniziava esattamente il 24 dicembre e andava fino al 21 gennaio, aveva come simbolo arboreo proprio la betulla, che con la sua corteccia chiara e luminescente stava a rappresentare la risalita del sole nella volta celeste. L'uso del wörposs/wölpoz e della corteccia di betulla sono legati ai riti del rinascere della natura e della vita.

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LA FIENAGIONE SUGLI ALTIPIANI CIMBRI

L' antica tradizione della fienagione, anche sugli altipiani cimbri, era una pratica svolta completamente a mano dagli uomini che falciavano i prati e i pendii scoscesi per ricavarne foraggio da utilizzare come alimento per gli animali d'inverno. Lo sfalcio dei pascoli di montagna prevedeva due tagli da eseguire tra la primavera e la fine dell'estate. Il taglio veniva fatto dai falciatori che iniziavano il lavoro di buon mattino disponendosi in fila in cima al pendio per poi scendere a distanza regolare posti a scala. Il pomeriggio si girava il fieno tagliato al mattino e verso sera si raggruppava il fieno in lunghe strisce e poi in mucchi per evitare che si bagnasse troppo durante la notte. Ci volevano due giorni perchè il fieno si seccasse, in questo lasso di tempo bisognava rivoltarlo spesso con la forca. Una volta secco venica raccolto in fasci e trasportato nelle stalle. In autunno invece nei prati da sfalcio si eseguiva la concimazione con letame bovino che si lasciava sul terreno per tutto l'inverno, in primavera si passava il prato con l'erpice, detto anche frangizolle, trainato dal cavallo per polverizzare e distribuire bene il letame ormai secco. Grazie al loro lavoro di falciatura si stabilizzano i terreni di montagna, evitando l’erosione causata dalla neve e prevenendo la formazione di solchi.

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